IRPEF: chi paga le imposte e cosa è cambiato nel 2026

Chi sostiene davvero il gettito IRPEF in Italia? L'Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2026 del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha analizzato le dichiarazioni dei redditi relative al 2024, presentate nel 2025, su dati MEF e Agenzia delle Entrate. Il quadro riguarda da vicino imprenditori, amministratori e dirigenti. Secondo i dati, il peso della tassazione sulle persone fisiche si concentra su una quota ridotta di contribuenti. Nel frattempo, esenzioni e agevolazioni hanno reso il sistema più articolato di quanto suggeriscano le sole aliquote.

IRPEF 2024: quanto è stato versato e da quanti contribuenti

L'IRPEF è l'imposta sul reddito delle persone fisiche. A essa si aggiungono le addizionali regionali e comunali. Per l'anno d'imposta 2024 i numeri principali sono questi:

  • 42.837.963 dichiaranti, cioè persone che hanno presentato una dichiarazione dei redditi;
  • 34,1 milioni di "versanti", cioè contribuenti che hanno pagato almeno un euro di imposta;
  • 193,3 miliardi di IRPEF ordinaria e 216,2 miliardi includendo le addizionali, al netto del trattamento integrativo;
  • un reddito complessivo dichiarato di 1.076 miliardi, in crescita del 4,73% sul 2023.

Il dato più significativo è la distribuzione del carico per fasce di reddito lordo dichiarato.

Fascia di reddito % contribuenti % IRPEF versata
Fino a 29.000 euro 69,78% 21,33%
Da 29.000 a 35.000 euro 11,44% 13,67%
Oltre 35.000 euro 18,78% 65,00%
di cui oltre 300.000 euro 0,14% 6,49%

I circa 59.000 contribuenti con redditi oltre 300.000 euro hanno versato in tutto 14 miliardi. È un'imposta media di circa 238.000 euro a testa. Nella fascia fino a 7.500 euro, invece, l'imposta media è di 27 euro.

Dipendenti, pensionati e autonomi: come si ripartisce la tassazione

Il MEF classifica i contribuenti in base al "reddito prevalente", cioè alla fonte che genera la maggior parte del loro reddito. Su questa base:

  • i lavoratori dipendenti (circa 23 milioni) versano 102,3 miliardi di IRPEF ordinaria, pari al 52,93% del totale;
  • i pensionati (13,5 milioni di dichiaranti) versano circa 61 miliardi;
  • i lavoratori autonomi versano 25,6 miliardi. In questa categoria rientrano imprenditori, titolari di partita IVA abituali e soci di società di persone, per un totale di circa 2,1 milioni di dichiaranti.

Anche all'interno di ciascuna categoria il carico è concentrato. Tra i dipendenti, il 16,46% con redditi da 35.000 euro in su (quadri, funzionari e dirigenti) versa oltre il 63% dell'IRPEF della categoria. Tra gli autonomi, il 36,89% sopra i 35.000 euro versa l'88,88%.

Su questi dati il rapporto esprime una posizione netta. Secondo Itinerari Previdenziali, "i veri oppressi sono pochi". Il centro studi collega inoltre la bassa base imponibile all'evasione e a un sistema di benefici legati all'ISEE che, a suo giudizio, incentiva a dichiarare poco. Si tratta di valutazioni del documento, non di dati.

Esenzioni e agevolazioni: perché molti contribuenti versano poco

Gran parte del divario dipende da meccanismi previsti dalla legge che riducono o azzerano l'imposta per i redditi bassi.

No tax area

È la soglia di reddito entro la quale, grazie alle detrazioni, l'IRPEF si azzera. Oggi è fissata a 8.500 euro per dipendenti e pensionati e a 5.500 euro per gli autonomi.

Detrazione per lavoro dipendente

Dal 2025 vale 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro, contro i precedenti 1.880. Scende poi gradualmente fino ad azzerarsi a 50.000 euro.

Trattamento integrativo (ex bonus Renzi)

Consiste in un importo fino a 1.200 euro annui per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro. Viene riconosciuto anche a chi non ha imposta da pagare e funziona quindi come un trasferimento. Nel 2024 ne hanno beneficiato 4,78 milioni di contribuenti, per circa 4,1 miliardi.

Misure della Legge di Bilancio 2025

  • Per redditi da lavoro dipendente fino a 20.000 euro è prevista una somma pari al 7,1%, al 5,3% o al 4,8% del reddito, secondo la fascia.
  • Per redditi tra 20.000 e 32.000 euro spetta una detrazione aggiuntiva di 1.000 euro. Si riduce poi in modo lineare fino ad annullarsi a 40.000 euro.

Le aliquote IRPEF in vigore e come sono cambiate

Periodo Struttura
2021 5 scaglioni: 23%, 27%, 38%, 41%, 43%
Dal 2022 4 scaglioni: eliminato il 41%, il 27% scende al 25%
2024-2025 3 scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre (resi permanenti dalla Legge di Bilancio 2025)
Dal 2026 3 scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre

Il taglio del 2026 è stato introdotto dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199. Il risparmio massimo è di 440 euro annui, per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per chi supera i 200.000 euro, però, la stessa legge riduce di 440 euro le detrazioni per gli oneri al 19%. Sono escluse le spese sanitarie, le erogazioni ai partiti e le polizze contro le calamità. L'effetto è di annullare, in tutto o in parte, il beneficio del taglio. Restano invariati gli scaglioni, la no tax area e le misure del 2025.

Dati e regole di anni diversi

Le statistiche sui versamenti si riferiscono ai redditi 2024, tassati con l'aliquota intermedia al 35%. Per i redditi 2026 la seconda aliquota è al 33%.

Cosa significa per imprenditori e manager

Per chi guida un'azienda o la amministra, i dati del rapporto mettono in evidenza tre aspetti pratici.

  1. Aliquote marginali effettive più alte del previsto. L'aliquota marginale effettiva indica quanto si paga davvero su ogni euro in più guadagnato, tenendo conto anche delle detrazioni che si perdono. Secondo le simulazioni del rapporto, tra 32.000 e 40.000 euro di reddito da lavoro dipendente arrivava nel 2025 a valori vicini al 56%. La causa è la perdita graduale della detrazione aggiuntiva. Dal 2026 il taglio della seconda aliquota attenua leggermente questo effetto. È un elemento utile quando si valutano aumenti retributivi o premi per i collaboratori.
  2. Fiscal drag. Gli scaglioni non sono stati adeguati all'inflazione, che tra il 2021 e il 2024 ha superato il 17%. Un aumento che serve solo a mantenere il potere d'acquisto può quindi far salire l'imposta in termini reali.
  3. Affidabilità fiscale. Gli ISA (Indici sintetici di affidabilità fiscale) danno un voto da 1 a 10 a imprese e professionisti. Con un punteggio di almeno 8 si accede a benefici premiali, come l'esclusione da alcuni controlli. Su 2,69 milioni di soggetti, il 53,35% risulta sotto 8. Lo stesso rapporto precisa che questo dato non permette conclusioni automatiche sull'evasione.

Come orientarsi

Con aliquote nominali, detrazioni decrescenti e trasferimenti che si sovrappongono, l'imposta effettiva dipende sempre meno dal solo scaglione. Per pianificare compensi, retribuzioni del management e posizione fiscale dell'impresa conviene fare simulazioni sul caso concreto. Lo Studio è disponibile per analizzare la vostra situazione alla luce delle regole in vigore nel 2026.

Domande frequenti

Secondo l'Osservatorio Itinerari Previdenziali sui redditi 2024, il 18,78% dei contribuenti con redditi da 35.000 euro in su versa il 65% dell'IRPEF (comprese le addizionali). Includendo la fascia da 29.000 a 35.000 euro, il 30,22% dei contribuenti versa il 78,67% del totale.
Dal periodo d'imposta 2026, per effetto della Legge 30 dicembre 2025, n. 199, le aliquote sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro e 43% oltre 50.000 euro. In precedenza l'aliquota intermedia era del 35%.
Il beneficio è in tutto o in parte annullato. Per i redditi complessivi oltre 200.000 euro, la Legge di Bilancio 2026 riduce di 440 euro le detrazioni per gli oneri al 19%, escluse spese sanitarie, erogazioni ai partiti e polizze contro le calamità. 440 euro è anche il risparmio massimo prodotto dal taglio dell'aliquota.
È la soglia di reddito entro la quale, grazie alle detrazioni, l'IRPEF si azzera. È pari a 8.500 euro per lavoratori dipendenti e pensionati e a 5.500 euro per i lavoratori autonomi.
Perché al crescere del reddito alcune detrazioni si riducono. Secondo le simulazioni dell'Osservatorio, tra 32.000 e 40.000 euro la perdita graduale della detrazione aggiuntiva di 1.000 euro portava nel 2025 l'aliquota marginale effettiva vicino al 56%. Dal 2026 il taglio della seconda aliquota attenua leggermente questo effetto.