Tassi mutuo 2019

Tassi mutuo: cosa è successo dopo il 2019 e la situazione attuale (2026)

L'articolo originale del 2019 prevedeva tassi Euribor negativi fino al 2025. La realtà si è rivelata molto diversa: dal 2022 il panorama dei tassi ipotecari è cambiato radicalmente. Vediamo cosa è accaduto e qual è la situazione attuale.

La svolta del 2022: dalla politica di tassi negativi ai rialzi BCE

Fino alla fine del 2021, i tassi si sono effettivamente mantenuti su livelli molto bassi, con l'Euribor a 3 mesi ancora in territorio negativo. Tuttavia, a partire dal 2022, l'impennata dell'inflazione nell'Eurozona ha costretto la Banca Centrale Europea (BCE) ad avviare una serie di rialzi dei tassi di interesse senza precedenti nella storia recente.

  • Luglio 2022: primo rialzo dei tassi BCE dopo 11 anni
  • Fine 2022: l'Euribor a 3 mesi supera il 2%
  • 2023: l'Euribor raggiunge livelli superiori al 3,5-4%, massimi da oltre 15 anni
  • 2024-2025: la BCE avvia una graduale riduzione dei tassi con l'inflazione in rientro

Impatto sui mutui a tasso variabile

Chi aveva sottoscritto un mutuo a tasso variabile nel periodo 2019-2021, approfittando dei tassi negativi, ha subito un forte aumento delle rate mensili a partire dal 2022. In molti casi le rate sono quasi raddoppiate rispetto ai minimi storici, spingendo numerosi mutuatari a valutare la surroga verso il tasso fisso o la rinegoziazione delle condizioni.

La situazione dei tassi mutuo nel 2026

Nel 2026, a seguito della progressiva riduzione dei tassi da parte della BCE iniziata nel 2024, si sta assistendo a un graduale calo dell'Euribor e degli spread applicati dalle banche. Tuttavia, i livelli restano ben lontani dai minimi storici del 2019-2021. Chi intende sottoscrivere un mutuo nel 2026 deve considerare uno scenario di tassi significativamente più alti rispetto al periodo pre-2022.

Tasso fisso o variabile nel 2026?

La scelta tra tasso fisso e tasso variabile rimane una decisione personale che dipende dalla propensione al rischio e dalle aspettative sui tassi futuri. Con i tassi in fase di discesa ma ancora su livelli elevati, è fondamentale:

  • Confrontare le offerte di più istituti di credito
  • Valutare la propria capacità di sostenere eventuali rialzi futuri in caso di tasso variabile
  • Considerare la surroga o rinegoziazione se si è titolari di un mutuo variabile con condizioni penalizzanti
  • Affidarsi a un consulente finanziario o a un broker mutui per una valutazione personalizzata

Articolo originale a cura di Pasquale Stefanizzi – aggiornato nel 2026 per riflettere l'evoluzione dei tassi di interesse.

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Domande frequenti

Secondo le previsioni basate sui contratti future, l'Euribor a 3 mesi avrebbe dovuto scendere ulteriormente dal -0,45% di settembre 2019 fino a un minimo di circa -0,72% tra fine 2020 e inizio 2021. Si trattava di stime derivate da strumenti finanziari derivati e non di certezze assolute, ma indicavano un prolungato periodo di tassi negativi favorevole per i mutuatari.
L'Eurirs (Euro Interest Rate Swap) è il tasso di riferimento utilizzato dalle banche per calcolare il tasso fisso dei mutui ipotecari. Nel 2019 l'Eurirs a 10 anni aveva raggiunto valori negativi o prossimi allo zero, rendendo i mutui a tasso fisso particolarmente convenienti per i consumatori che li sottoscrivevano in quel periodo.
Nel 2019, con l'Eurirs vicino allo zero e l'Euribor già negativo e destinato a scendere ulteriormente secondo le previsioni, entrambe le tipologie di mutuo risultavano molto convenienti. Chi optava per il tasso fisso con Eurirs ai minimi storici si assicurava condizioni eccezionali nel lungo periodo, mentre chi sceglieva il variabile poteva beneficiare di ulteriori riduzioni della rata.
Il rimbalzo è un termine utilizzato dall'analisi tecnica per descrivere un temporaneo rialzo dei tassi (o prezzi) dopo un periodo di discesa prolungata, prima che la tendenza principale riprenda. Nel 2019, l'incremento temporaneo dell'Eurirs verso lo zero veniva interpretato come un rimbalzo fisiologico, potenzialmente seguito da una nuova discesa verso -0,50%.
La rinegoziazione del mutuo conviene quando i tassi di mercato sono significativamente più bassi rispetto a quelli del contratto originale, consentendo di ridurre la rata mensile o la durata del finanziamento. Nel contesto del 2019, con tassi ai minimi storici, era particolarmente vantaggioso valutare la rinegoziazione o la surroga, soprattutto per chi aveva sottoscritto il mutuo in periodi di tassi più elevati.