Anatocismo: quando nasce e come affrontarlo
Il termine anatocismo deriva dal greco tokis (interessi, usura) e ana (nuovo, di nuovo) e sta a significare letteralmente "nuovi interessi". È una pratica in base alla quale gli interessi maturati in un certo periodo concorrono all'aumento del debito complessivo, producendo per il periodo successivo ulteriori e maggiori interessi. In sostanza, gli interessi generano ulteriori interessi.
La fonte normativa primaria è rinvenibile nell'art. 1283 c.c., secondo il quale:
"In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi".
La norma pone un divieto esplicito alla capitalizzazione anatocistica, individuando due eccezioni ben circostanziate:
- Una condanna al pagamento emessa su una obbligazione composta da debito originario e interessi può considerare le due componenti come un unico debito indifferenziato; il calcolo degli interessi legali avverrà anche sugli interessi originari, ma la decorrenza è dalla data della domanda giudiziale, e sempre che gli interessi originari siano scaduti da almeno sei mesi.
- Se alla scadenza di un debito le parti si accordano per rinnovare il debito concordando una proroga, la somma complessiva (debito e interessi) può essere considerata come un unico capitale soggetto a nuovi interessi. La convenzione deve essere posteriore alla scadenza, non può essere prevista ab origine e non può attuarsi automaticamente o senza il consenso del debitore.
Il lungo abuso degli usi bancari
La tutela contenuta nell'art. 1283 è stata a lungo aggirata grazie al dispositivo "in mancanza di usi contrari". A partire dal 1952 le banche hanno cominciato a calcolare e addebitare gli interessi passivi con cadenza trimestrale, lasciando la periodicità annuale all'accredito degli interessi attivi, creando una forte asimmetria a danno del cliente.
Il D. Lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario), all'art. 117 c. 6, ha stabilito la nullità delle clausole di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse. La prima conseguenza rilevante arrivò nel 1999, quando la Corte di Cassazione dichiarò la nullità della capitalizzazione trimestrale (Cass. sent. 2374/1999, 3096/1999, 12507/1999).
Le riforme normative: dal 1999 al divieto espresso
Il D. Lgs. 342/1999 (art. 25) aveva introdotto nell'art. 120 TUB il principio di simmetria della capitalizzazione, demandando al CICR la fissazione delle modalità, con la Delibera CICR del 9 febbraio 2000. Tale impostazione, però, consentiva ancora forme di anatocismo purché simmetriche.
Una svolta decisiva è avvenuta con la Legge 147/2013 (Legge di Stabilità 2014), che ha riscritto l'art. 120, comma 2, TUB vietando espressamente la produzione di interessi sugli interessi nelle operazioni bancarie. Il nuovo testo ha incaricato il CICR di stabilire le modalità di applicazione del divieto.
La disciplina attualmente vigente è contenuta nella Delibera CICR del 3 agosto 2016, in vigore dal 1° ottobre 2016, che attua il divieto di anatocismo bancario stabilendo che:
- Gli interessi debitori maturati non possono essere capitalizzati, ovvero non possono produrre a loro volta interessi.
- Gli interessi debitori sono contabilizzati separatamente dal capitale e addebitati al conto al 1° marzo dell'anno successivo a quello in cui sono maturati (o alla chiusura del rapporto).
- Solo nel caso in cui il cliente non provveda al pagamento degli interessi addebitati, questi si trasformano in capitale e possono generare interessi di mora, ma esclusivamente dalla data di scadenza dell'addebito.
Come affrontare l'anatocismo pregresso
I correntisti e le imprese che hanno subito capitalizzazione trimestrale degli interessi nel periodo antecedente al 2016 (e in alcuni casi fino all'entrata in vigore della Delibera CICR 2016) possono valutare l'opportunità di richiedere la ripetizione dell'indebito, nei limiti della prescrizione decennale applicabile ai contratti bancari. È fondamentale rivolgersi a un consulente legale o finanziario specializzato per effettuare un'analisi degli estratti conto e quantificare le somme indebitamente addebitate, anche alla luce della giurisprudenza più recente in materia.