Una domanda ricorrente, soprattutto alla luce della normativa sulla crisi d'impresa (Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, D.Lgs. 14/2019, in vigore dal 15 luglio 2022), è: quando l'impresa è in default?
Un riferimento fondamentale è costituito dalle linee guida EBA (European Banking Authority) sulla definizione di default, recepite dal sistema bancario italiano a partire dal 1° gennaio 2021 e oggi pienamente operative.
Definizione attuale di impresa in default
Le regole vigenti prevedono che ogni istituto di credito classifichi obbligatoriamente in default l'impresa in arretrato di pagamento per oltre 90 giorni consecutivi sulle scadenze, qualora siano superate precise soglie quantitative.
Le soglie per la classificazione in default
Ogni istituto di credito definisce inadempiente l'impresa in arretrato di pagamento, per oltre 90 giorni:
- su importi di ammontare superiore a 500 euro (complessivamente riferiti a uno o più finanziamenti)
- che rappresentino più dell'1% del totale delle esposizioni dell'impresa verso la banca.
Per le PMI esposte nei confronti di una banca per finanziamenti inferiori a 1 milione di euro, l'importo di 500 euro è ridotto a 100 euro.
Il divieto di compensazione con altri margini attivi
A differenza della normativa previgente, non possono essere utilizzati margini attivi dell'impresa disponibili su altre linee di credito per compensare gli arretrati. È dunque necessario conoscere e monitorare costantemente queste regole per evitare di essere classificati in default anche per rate non pagate di piccolo importo.
Default bancario e crisi d'impresa: quale rapporto?
Questa definizione di default, avendo una genesi prettamente finanziaria, è distinta da parametri esclusivamente legati alla solvibilità dell'impresa. È evidente però che l'aspetto finanziario è solo la punta dell'iceberg e che gli effetti della crisi si manifestano, in ultima analisi, negli aspetti finanziari.
Il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) ha introdotto strumenti di allerta e di composizione assistita della crisi, imponendo agli imprenditori l'adozione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per rilevare tempestivamente i segnali di crisi. Per anticipare e predire la crisi sarà necessario elaborare strumenti di carattere tecnico, operativo, di mercato e, più in generale, di economicità d'impresa.