Le banche prestano i soldi?

Le banche prestano i soldi? In questi giorni mi sono chiesto se ancora oggi le banche prestano i soldi. Non è provocazione la mia ma una triste realtà di fronte alla quale mi sto trovando molto più spesso.

Ci sono favole e racconti che si narrano sull’interrogativo se le banche prestano i soldi che hanno dell’inverosimile, non ci si indigna di fronte a tali racconti fino a che non ci si trova di fronte a delle richieste paradossali.

La richiesta che vi racconto è pura verità, occorsa qualche giorno fa durante un’attività di accompagnamento nel rapporto banca-impresa di un piccolo imprenditore di un settore collaterale all’edilizia.

E’ vero, gli imprenditori scontano un ritardo di conoscenza, molto spesso grave; di fronte al quale non pongono riparo in autonomia e cercano nel rapporto col commercialista la salvezza… Probabilmente bisognerebbe prevenire piuttosto che curare!

Di contro però le banche dovrebbero chiedersi se fanno ancora il mestiere dell’intermediazione creditizia (di universitaria memoria). Ovvero se raccolgono risparmio dai “datori di fondi” e prestano denaro ai “prenditori di fondi”.

Storytelling di un rating


Dicevo… qualche giorno fa, per conto di un nuovo potenziale cliente che avrebbe interesse a fare un investimento (del valore di poco più di 1/7 del fatturato), mi sono recato presso la filiale di un importante intermediario creditizio nazionale ed al direttore della filiale, che già conosceva la storia, ho posto la domanda se e quanto quell’istituto fosse interessato all’operazione.

Dopo aver sciolinato un paio di sigle (PD, RR) e qualche magica parola (rating, scoring, ecc.) mi è stato spiegato (legittimo riconosco) che per ridurre gli assorbimenti di capitale è necessario migliorare il tasso di recupero derivante dal potenziale default dell’azienda…

In sostanza la banca chiedeva una garanzia…

Nessun problema ho pensato, possiamo attivare la garanzia di Stato MCC… Sembra però che non piaccia più molto alle banche…

Va bene, ho ripensato mi chiederanno una garanzia personale… Nemmeno quella!!!

Mi è stato chiesto di vincolare il 100% del valore del finanziamento, in cosa? Titoli… No, liquidità!!!

Allorché, mi perdonerà chi non conosce il dialetto, mi è venuto naturale ribattere in uno stretto dialetto: “Ma ci lu cristianu tenia li sordi, a quai vinia” | “Se la persona avesse avuto i soldi, non sarebbe venuto qui”…

Da qui la legittima riflessione se le banche prestano i soldi

Conclusioni


A mio modesto avviso parliamo ancora impropriamente di “banca”. I nostri governanti hanno sposato un disegno che in realtà non ci appartiene, che non appartiene alla cultura imprenditoriale italiana.

E’ vero che le imprese vanno capitalizzate, che il capitale dell’impresa non è quello dell’imprenditore e che famiglia e impresa sono due entità diverse…

Oggi, però, abbiamo posto molto l’accento sugli aspetti finanziari (legittimo), sottovalutando (sbagliando) quanto importanti siano gli aspetti economici, reddituali e redditizi…

Vi è una deriva di mercato che vorrà la presenza di imprese sempre più grandi e globali, figlie di logiche lontane dai territori e dalle persone. In un contesto come questo la banca ha finito di fare la banca per essere un’impresa di servizi, di infrastrutture, di tecnologie…

La finanza d’impresa la farà il mercato!

In parte è giusto, non dimentichiamoci però che la conoscenza, il valore delle persone, il rapporto con le persone, il dialogo avrà un valore immateriale insostituibile e non valorizzabile all’intero di un “modello di rating”!

Domande frequenti

Le banche, pur essendo soggette alla normativa sull'intermediazione creditizia, hanno progressivamente adottato modelli di valutazione basati su rating e scoring che spesso penalizzano le piccole imprese. Non esiste un obbligo specifico che imponga alle banche di erogare credito a prescindere dal profilo di rischio del richiedente, lasciando ampia discrezionalità agli istituti nella concessione dei prestiti.
Il rating bancario è una valutazione sintetica del profilo di rischio di un'impresa, espressa attraverso indicatori come la Probability of Default (PD) e il Recovery Rate (RR). Le banche utilizzano questi modelli per determinare l'assorbimento di capitale regolamentare richiesto dall'operazione: più basso è il rating, maggiori sono le garanzie richieste o più elevato il costo del credito.
La garanzia MCC (Mediocredito Centrale) è una garanzia pubblica dello Stato italiano che copre una parte del rischio di credito, facilitando l'accesso al credito per le PMI. Negli ultimi anni, alcune banche mostrano minor interesse verso questo strumento a causa dei tempi burocratici, delle limitazioni sugli importi garantiti e delle modifiche normative che ne hanno ristretto l'operatività o ridotto la convenienza per gli istituti stessi.
Richiedere al cliente di depositare una liquidità equivalente all'intero importo del finanziamento significa di fatto annullare l'utilità economica del prestito, poiché l'imprenditore avrebbe già le risorse necessarie per realizzare l'investimento autonomamente. Questa pratica evidenzia una contraddizione profonda nel sistema bancario attuale: la banca non assume rischio reale ma continua a percepire interessi, snaturando il concetto stesso di credito.
Il commercialista svolge sempre più spesso un ruolo di mediatore e consulente strategico nel rapporto banca-impresa, accompagnando l'imprenditore nella presentazione della pratica creditizia e nella comprensione dei parametri valutativi richiesti dagli istituti. Tuttavia, come evidenziato nel testo, sarebbe più efficace un approccio preventivo che formi l'imprenditore sulla cultura finanziaria prima ancora che si manifesti la necessità di ricorrere al credito.