Si legge che il regime forfettario avvantaggia le partite IVA a danno dei dipendenti e dei contribuenti in regime di tassazione ordinaria. Ma è proprio così?
Negli ultimi anni si è molto discusso della versione attuale del regime forfettario (introdotto con la Legge n. 190/2014 in sostituzione del precedente regime dei minimi e successivamente aggiornato dalle Leggi di Bilancio fino alla più recente Legge di Bilancio 2023) come di un regime eccessivamente vantaggioso, al punto da discriminare i lavoratori dipendenti — che non possono scegliere il regime di tassazione più conveniente — nonché i titolari di partita IVA che non hanno i requisiti per accedervi.
Prima di arrivare a valutare l'effettiva convenienza, è opportuno fare alcune osservazioni:
- gli autonomi sono "free work" nel senso che ogni orario è propizio per lavorare senza badare ai notturni, festivi e turni;
- gli autonomi non hanno un datore di lavoro ma diversi clienti che, come recita un adagio del marketing, "il cliente ha sempre ragione!". Perciò è quotidiana la preoccupazione di mantenere i clienti attuali e di trovarne altri migliori in un contesto in cui spesso la concorrenza (anche sleale!) è dura;
- per gli autonomi non sono previste garanzie di reddito (come l'indennità di disoccupazione) perciò, se l'attività va male o in caso di malattia, ciò importa solo ai familiari stretti;
- gli autonomi, nel lavoro ci mettono anche il capitale. Devono acquistare tutte le attrezzature, beneficiando eventualmente di qualche contributo, ma la maggior parte deve finanziarla di tasca propria;
- l'autonomo è tale perché deve autodeterminarsi: deve pianificare, gestire, controllare e finanziare assumendone tutti i rischi;
- gli autonomi non conoscono calendari da 13 o 14 mensilità;
- gli autonomi non conoscono TFR, ferie pagate, assegni nucleo familiare, bonus retributivi;
- gli autonomi versano da sé i contributi previdenziali (salvo rivalsa del 4% per i professionisti), mentre il dipendente ne versa circa il 9% trovandosene accreditato circa il 38%;
- se è vero che gli autonomi fossero tutti benestanti, non si comprenderebbero le ragioni per cui si sogna un lavoro dipendente a tempo indeterminato. Il guadagno è direttamente proporzionale al rischio assunto: nulla è davvero gratis;
- il lavoro autonomo e il lavoro dipendente non sono facilmente paragonabili: ogni forma ha pregi e difetti.
Le novità del regime forfettario aggiornate al 2025
La versione attuale del regime forfettario, così come risultante dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022) e dai successivi interventi normativi, prevede le seguenti caratteristiche principali:
- Soglia di fatturato a 85.000 euro: dal 2023 il limite annuo di ricavi o compensi per accedere al regime è stato innalzato da 65.000 a 85.000 euro, indipendentemente dal codice ATECO dell'attività esercitata;
- Fuoriuscita immediata a 100.000 euro: se nel corso dell'anno i ricavi superano 100.000 euro, si decade dal regime forfettario immediatamente, con obbligo di applicare l'IVA a partire dalle operazioni che hanno determinato il superamento;
- Imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per i primi cinque anni di attività per chi avvia una nuova attività, a condizione di non aver esercitato nei tre anni precedenti un'attività d'impresa, artistica o professionale);
- Esclusione dalle verifiche ISA: i contribuenti in regime forfettario sono esclusi dall'applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale;
- Esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica solo fino a 25.000 euro di ricavi (dal 1° luglio 2022 l'obbligo di e-fattura è stato esteso anche ai forfettari sopra tale soglia, e dal 1° gennaio 2024 l'obbligo vale per tutti i forfettari senza distinzione di fatturato);
- restano eliminati i limiti precedenti relativi al costo del lavoro dipendente e ai beni strumentali.
A chi conviene il regime forfettario?
Non è corretto affermare che il regime forfettario sia vantaggioso per tutte le partite IVA o discriminante in assoluto rispetto al lavoro dipendente. È possibile invece desumere che:
- conviene a coloro che hanno pochi costi di gestione, ovvero piccoli artigiani e studi professionali con strutture operative semplici;
- non conviene con carichi di famiglia significativi, poiché non si beneficia delle detrazioni per coniuge e familiari a carico;
- non conviene se si sostengono spese sanitarie, interessi su mutui o altre spese detraibili rilevanti, poiché queste non abbattono l'imposta nel regime forfettario;
- non conviene se i costi effettivi dell'attività superano la percentuale forfettaria di deduzione prevista per il proprio codice ATECO.
In conclusione, il regime forfettario rappresenta una semplificazione fiscale pensata per i piccoli operatori economici, con vantaggi reali ma anche con limitazioni che ne circoscrivono la convenienza a specifiche situazioni. Prima di optare per questo regime è sempre consigliabile effettuare una simulazione comparativa con l'assistenza di un professionista abilitato.