Conviene il regime forfettario 2019? E' ingiusto?

Si legge che il regime forfettario avvantaggia le partite IVA a danno dei dipendenti e dei contribuenti in regime di tassazione ordinaria. Ma è proprio così?

Negli ultimi anni si è molto discusso della versione attuale del regime forfettario (introdotto con la Legge n. 190/2014 in sostituzione del precedente regime dei minimi e successivamente aggiornato dalle Leggi di Bilancio fino alla più recente Legge di Bilancio 2023) come di un regime eccessivamente vantaggioso, al punto da discriminare i lavoratori dipendenti — che non possono scegliere il regime di tassazione più conveniente — nonché i titolari di partita IVA che non hanno i requisiti per accedervi.

Prima di arrivare a valutare l'effettiva convenienza, è opportuno fare alcune osservazioni:

  • gli autonomi sono "free work" nel senso che ogni orario è propizio per lavorare senza badare ai notturni, festivi e turni;
  • gli autonomi non hanno un datore di lavoro ma diversi clienti che, come recita un adagio del marketing, "il cliente ha sempre ragione!". Perciò è quotidiana la preoccupazione di mantenere i clienti attuali e di trovarne altri migliori in un contesto in cui spesso la concorrenza (anche sleale!) è dura;
  • per gli autonomi non sono previste garanzie di reddito (come l'indennità di disoccupazione) perciò, se l'attività va male o in caso di malattia, ciò importa solo ai familiari stretti;
  • gli autonomi, nel lavoro ci mettono anche il capitale. Devono acquistare tutte le attrezzature, beneficiando eventualmente di qualche contributo, ma la maggior parte deve finanziarla di tasca propria;
  • l'autonomo è tale perché deve autodeterminarsi: deve pianificare, gestire, controllare e finanziare assumendone tutti i rischi;
  • gli autonomi non conoscono calendari da 13 o 14 mensilità;
  • gli autonomi non conoscono TFR, ferie pagate, assegni nucleo familiare, bonus retributivi;
  • gli autonomi versano da sé i contributi previdenziali (salvo rivalsa del 4% per i professionisti), mentre il dipendente ne versa circa il 9% trovandosene accreditato circa il 38%;
  • se è vero che gli autonomi fossero tutti benestanti, non si comprenderebbero le ragioni per cui si sogna un lavoro dipendente a tempo indeterminato. Il guadagno è direttamente proporzionale al rischio assunto: nulla è davvero gratis;
  • il lavoro autonomo e il lavoro dipendente non sono facilmente paragonabili: ogni forma ha pregi e difetti.

Le novità del regime forfettario aggiornate al 2025

La versione attuale del regime forfettario, così come risultante dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022) e dai successivi interventi normativi, prevede le seguenti caratteristiche principali:

  • Soglia di fatturato a 85.000 euro: dal 2023 il limite annuo di ricavi o compensi per accedere al regime è stato innalzato da 65.000 a 85.000 euro, indipendentemente dal codice ATECO dell'attività esercitata;
  • Fuoriuscita immediata a 100.000 euro: se nel corso dell'anno i ricavi superano 100.000 euro, si decade dal regime forfettario immediatamente, con obbligo di applicare l'IVA a partire dalle operazioni che hanno determinato il superamento;
  • Imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per i primi cinque anni di attività per chi avvia una nuova attività, a condizione di non aver esercitato nei tre anni precedenti un'attività d'impresa, artistica o professionale);
  • Esclusione dalle verifiche ISA: i contribuenti in regime forfettario sono esclusi dall'applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale;
  • Esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica solo fino a 25.000 euro di ricavi (dal 1° luglio 2022 l'obbligo di e-fattura è stato esteso anche ai forfettari sopra tale soglia, e dal 1° gennaio 2024 l'obbligo vale per tutti i forfettari senza distinzione di fatturato);
  • restano eliminati i limiti precedenti relativi al costo del lavoro dipendente e ai beni strumentali.

A chi conviene il regime forfettario?

Non è corretto affermare che il regime forfettario sia vantaggioso per tutte le partite IVA o discriminante in assoluto rispetto al lavoro dipendente. È possibile invece desumere che:

  • conviene a coloro che hanno pochi costi di gestione, ovvero piccoli artigiani e studi professionali con strutture operative semplici;
  • non conviene con carichi di famiglia significativi, poiché non si beneficia delle detrazioni per coniuge e familiari a carico;
  • non conviene se si sostengono spese sanitarie, interessi su mutui o altre spese detraibili rilevanti, poiché queste non abbattono l'imposta nel regime forfettario;
  • non conviene se i costi effettivi dell'attività superano la percentuale forfettaria di deduzione prevista per il proprio codice ATECO.

In conclusione, il regime forfettario rappresenta una semplificazione fiscale pensata per i piccoli operatori economici, con vantaggi reali ma anche con limitazioni che ne circoscrivono la convenienza a specifiche situazioni. Prima di optare per questo regime è sempre consigliabile effettuare una simulazione comparativa con l'assistenza di un professionista abilitato.

Domande frequenti

La Legge di Stabilità 2019 ha innalzato il limite di fatturato a 65.000 euro per tutti i codici ATECO, eliminando vincoli precedenti come il limite di 5.000 euro per il lavoro dipendente, il limite di 20.000 euro sui beni strumentali e il limite di 30.000 euro per la concomitanza con redditi da lavoro dipendente. Ha inoltre esteso l'imposta sostitutiva agevolata al 5% anche agli over 55, non solo agli under 35. Queste modifiche hanno reso il regime accessibile a una platea molto più ampia di lavoratori autonomi.
Il regime forfettario non può essere considerato semplicisticamente ingiusto rispetto al lavoro dipendente, poiché i lavoratori autonomi affrontano rischi e oneri che i dipendenti non hanno, come l'assenza di indennità di disoccupazione, TFR, ferie pagate, assegni familiari e bonus. I lavoratori autonomi devono inoltre versare autonomamente i contributi previdenziali e sostenere i costi delle attrezzature e della gestione della clientela. Il principio finanziario che lega guadagno e rischio si applica anche in questo contesto: maggiori vantaggi fiscali compensano parzialmente i maggiori rischi assunti.
Il regime forfettario conviene principalmente a chi ha pochi costi di gestione, come piccoli artigiani e studi professionali con strutture semplici e spese contenute. Non risulta vantaggioso per chi ha carichi di famiglia significativi, poiché non è possibile beneficiare delle detrazioni per coniuge e familiari a carico. Allo stesso modo, non conviene a chi sostiene elevate spese detraibili o ha costi operativi rilevanti come affitti, leasing o personale.
I lavoratori autonomi non godono di tutele tipiche del rapporto di lavoro dipendente come ferie pagate, TFR, indennità di disoccupazione, assegni familiari e bonus retributivi. Devono inoltre versare autonomamente i contributi previdenziali per intero, acquistare le proprie attrezzature e gestire in prima persona la ricerca e il mantenimento della clientela in mercati spesso molto competitivi. L'assenza di un reddito garantito e la totale esposizione ai rischi d'impresa sono elementi che rendono il confronto tra le due forme di lavoro molto complesso.
I lavoratori autonomi devono versare autonomamente l'intera quota dei contributi previdenziali, mentre i dipendenti versano circa il 9% della propria retribuzione con il restante circa 29% a carico del datore di lavoro. I professionisti iscritti a casse previdenziali private possono applicare una rivalsa del 4% in fattura ai propri clienti per recuperare parzialmente l'onere contributivo. Questo squilibrio nella contribuzione previdenziale rappresenta uno degli elementi che giustifica un trattamento fiscale differenziato per i lavoratori autonomi.