Agevolazioni per la vendita al dettaglio di giornali e periodici

Agevolazioni per la vendita al dettaglio di giornali e periodici

Nel corso degli anni il legislatore italiano ha introdotto diverse misure di sostegno per le attività relative alla vendita al dettaglio di giornali e periodici. Di seguito si riepiloga il quadro normativo, con particolare attenzione alle disposizioni storiche del 2019-2020 e agli aggiornamenti successivi.

Il credito d'imposta per gli anni 2019 e 2020

Le disposizioni originarie hanno introdotto, per gli anni 2019 e 2020, un credito d'imposta in favore degli esercenti attività commerciali che operavano esclusivamente nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici. Tale credito era parametrato agli importi pagati a titolo di IMU, TASI (poi soppressa), Cosap e TARI con riferimento ai locali dove si svolgeva l'attività di vendita, nonché ad eventuali spese di locazione.

Nota: La TASI è stata abolita a decorrere dal 1° gennaio 2020 dalla Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019), che ha contestualmente riformato l'IMU accorpando le due imposte. I riferimenti alla TASI hanno quindi valenza storica limitata all'anno 2019.

Il credito d'imposta era stabilito nella misura massima di 2.000 euro per beneficiario, nel limite complessivo di spesa di 13 milioni di euro per il 2019 e 17 milioni di euro per il 2020.

Destinatari dell'agevolazione

L'agevolazione era prevista anche per gli esercenti attività commerciali che non operavano esclusivamente nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici, a condizione che tale attività rappresentasse l'unico punto vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nel comune di riferimento.

Potevano esercitare l'attività di vendita della stampa quotidiana e periodica in regime di non esclusività le seguenti tipologie di esercizi:

  • le rivendite di generi di monopolio
  • le rivendite di carburanti e di oli minerali
  • i bar, inclusi gli esercizi posti nelle aree di servizio delle autostrade e nell'interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime, ed esclusi altri punti di ristoro, ristoranti, rosticcerie e trattorie
  • le strutture di vendita con un limite minimo di superficie di vendita pari a 700 metri quadrati
  • gli esercizi adibiti prevalentemente alla vendita di libri e prodotti equiparati, con un limite minimo di superficie di 120 metri quadrati
  • gli esercizi a prevalente specializzazione di vendita, con esclusivo riferimento alla vendita delle riviste di identica specializzazione

Limiti de minimis

La fruizione del credito d'imposta doveva avvenire entro i limiti delle regole del diritto dell'Unione europea sugli aiuti de minimis, che fissano un tetto massimo agli aiuti di Stato concedibili a una singola impresa nell'arco di tre anni fiscali.

Aggiornamenti normativi successivi

Dopo il 2020, il settore delle edicole e della distribuzione della stampa ha continuato a essere oggetto di interventi normativi. Si consiglia di verificare la Legge di Bilancio vigente e gli eventuali decreti attuativi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (già MISE) per le misure di sostegno attualmente in vigore, in quanto le agevolazioni originarie avevano natura temporanea e sono scadute. Per informazioni aggiornate sulle agevolazioni correnti, si raccomanda di consultare il sito dell'Agenzia delle Entrate o rivolgersi a un consulente fiscale abilitato.

Domande frequenti

Possono beneficiare del credito d'imposta gli esercenti attività commerciali che operano esclusivamente nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici. L'agevolazione si estende anche agli esercenti non esclusivi, a condizione che rappresentino l'unico punto vendita di stampa nel comune di riferimento.
Il credito d'imposta è stabilito nella misura massima di 2.000 euro per ciascun beneficiario. Il limite complessivo di spesa era fissato in 13 milioni di euro per il 2019 e 17 milioni di euro per il 2020.
Il credito d'imposta è parametrato agli importi pagati a titolo di IMU, TASI, Cosap e TARI relativi ai locali dove si svolge l'attività di vendita. Possono rientrare nel calcolo anche spese di locazione e altre spese individuate con apposito decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
Possono vendere stampa in regime di non esclusività le rivendite di generi di monopolio, le rivendite di carburanti, i bar (inclusi quelli in autostrade e stazioni), le strutture di vendita con almeno 700 mq di superficie, le librerie con almeno 120 mq e gli esercizi a prevalente specializzazione per le riviste dello stesso settore. Queste categorie possono accedere al credito d'imposta solo se rappresentano l'unico punto vendita di stampa nel loro comune.
Sì, la fruizione del credito d'imposta deve avvenire nel rispetto delle regole dell'Unione europea sugli aiuti 'de minimis', che fissano un tetto massimo agli aiuti di Stato concedibili a una singola impresa in un arco di tre anni. Gli esercizi destinatari dell'agevolazione devono quindi verificare di non aver già raggiunto la soglia de minimis consentita dal regolamento UE applicabile.