Codice crisi impresa

Codice della Crisi d'Impresa: cosa è cambiato e cosa devi sapere

Il dibattito sul Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) è ancora vivo tra imprenditori e professionisti. Dal 15 luglio 2022, data di piena entrata in vigore del Codice (come modificato dal D.Lgs. 83/2022), il quadro normativo ha subito una trasformazione profonda rispetto all'impianto originario.

Stiamo cercando di approfondire quest'argomento sin dall'esordio delle novità legislative. Gli articoli di approfondimento sono:

  • Indicatori predittivi – crisi d'impresa
  • Impresa in default
  • Crisi d'impresa e strumenti di allerta: nozioni, effetti e ambito di applicazione
  • Crisi d'Impresa: la Riforma discrimina sull'obbligo assetto!
  • Segnali di crisi
  • Crisi d'impresa: indicatori e gli elementi che la caratterizzano

L'abolizione degli strumenti di allerta e la Composizione Negoziata

Una delle novità più rilevanti introdotte dal D.Lgs. 83/2022 (in recepimento della Direttiva UE 2019/1023, c.d. Direttiva Insolvency) riguarda l'abolizione del sistema degli strumenti di allerta originariamente previsti dal Codice. Al loro posto è stata introdotta e consolidata la Composizione Negoziata della Crisi, strumento volontario introdotto dal D.L. 118/2021 (convertito in L. 147/2021) e ora stabilmente inserito nel Codice agli artt. 12 e seguenti. Questo strumento consente all'imprenditore in difficoltà di avviare un percorso assistito da un esperto indipendente per trovare soluzioni con creditori e stakeholder.

La dottrina aziendalistica e i tre equilibri d'impresa

La dottrina aziendalistica nazionale, con la sua profonda storia intrecciata con la generazione stessa della contabilità, continua a interrogarsi: la crisi aziendale è prima patrimoniale, economica o finanziaria? Se l'impresa vive di questi tre equilibri, la crisi sarà la conseguenza di un disequilibrio di tutti e tre gli aspetti, o di uno che poi, a catena, trascina verso il baratro anche gli altri.

Gli indicatori predittivi della crisi d'impresa aggiornati

Il Codice della Crisi rimette al Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Commercialisti (CNDCEC) il compito di individuare gli indicatori predittivi della crisi. Gli indicatori attualmente riconosciuti includono:

  • Oneri finanziari/fatturato – Sostenibilità economica dell'indebitamento
  • Debito netto/debiti totali – Adeguatezza patrimoniale
  • Cash flow/Totale attivo – Rientro di liquidità dal capitale investito
  • Attività a breve/Passività a breve – Coerenza fonti/impieghi
  • Indebitamento previdenziale e fiscale/Totale attivo

Il CNDCEC ha aggiornato le proprie linee guida sugli indicatori della crisi nel corso degli anni, con l'obiettivo di renderli sempre più aderenti alla realtà delle diverse tipologie di impresa. È fondamentale fare riferimento alla versione più aggiornata pubblicata dall'Ordine.

Riflessioni sugli indicatori del Codice Crisi Impresa

Analizzando questi indicatori, si nota che quasi tutti hanno uno stampo patrimoniale/finanziario piuttosto che economico. Come si monitorano allora lo studio delle marginalità, l'analisi dei diversi livelli di contribuzione, la creazione del valore d'impresa e la capacità di generare reddito?

Gli aspetti monitorati dagli indicatori riguardano principalmente la crisi finanziaria, generata da due fattori:

  • La scelta inadeguata degli strumenti di finanziamento d'impresa da parte dell'imprenditore
  • L'elevato sfasamento temporale tra incassi e pagamenti

Entrambi questi aspetti sono potenzialmente superabili attraverso un adeguato dialogo con il sistema debitorio dell'impresa, ovvero banche e fornitori, e grazie agli strumenti previsti dal Codice come la Composizione Negoziata.

L'obbligo degli adeguati assetti organizzativi

Il Codice della Crisi, modificando il Codice Civile (art. 2086 c.c.), ha reso obbligatorio per tutte le imprese dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche ai fini della rilevazione tempestiva della crisi. Questo obbligo riguarda sia le società di capitali che le società di persone e le imprese individuali di maggiori dimensioni.

Se l'impresa produce costantemente in perdita, benché abbia raggiunto una fase di crescita consona all'ottenimento di margini positivi, come facciamo a monitorarlo? Non sono forse indicatori predittivi della crisi d'impresa? Possiamo tollerare una marginalità negativa ma non anche uno sfasamento tra incassi e pagamenti?

Gli imprenditori, per rispondere prontamente agli obblighi del Codice della Crisi d'Impresa, dovranno conoscersi meglio sotto gli aspetti industriali e produttivi, quindi in quelli economici e, di conseguenza, in quelli finanziari e patrimoniali.

Per poterlo fare sarà necessario dotare l'impresa di un adeguato sistema di controllo di gestione, capace di offrire risposte tempestive a tutti questi interrogativi e di soddisfare i requisiti di adeguatezza degli assetti previsti dal legislatore.

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Domande frequenti

Il Codice della Crisi d'Impresa ha delegato al Consiglio Nazionale dei Commercialisti l'individuazione degli indicatori predittivi della crisi. Questi includono: oneri finanziari/fatturato, debito netto/debiti totali, cash flow/totale attivo, attività a breve/passività a breve e indebitamento previdenziale e fiscale/totale attivo. Si tratta prevalentemente di indicatori di natura patrimoniale e finanziaria.
Secondo la dottrina aziendalistica italiana, l'impresa si regge su tre equilibri fondamentali: economico, patrimoniale e finanziario. La crisi può originare da un disequilibrio anche in uno solo di questi aspetti, che poi a catena trascina verso il deterioramento anche gli altri due. Per questo motivo un monitoraggio efficace richiede un mix di indicatori che copra tutti e tre gli ambiti.
Gli indicatori individuati hanno prevalentemente un'impronta patrimoniale e finanziaria, trascurando aspetti economici cruciali come l'analisi delle marginalità, i livelli di contribuzione e la capacità di generare reddito. Questo significa che un'impresa che produce costantemente in perdita potrebbe non essere adeguatamente monitorata attraverso i soli indicatori previsti. Un sistema di controllo di gestione integrato risulta quindi indispensabile per colmare questo gap.
Il Codice della Crisi impone agli imprenditori di conoscere approfonditamente la propria azienda sotto gli aspetti industriali, produttivi, economici, finanziari e patrimoniali. Un adeguato sistema di controllo di gestione consente di monitorare continuamente questi aspetti e di rispondere prontamente ai segnali di allerta previsti dalla normativa. Senza questo strumento, l'imprenditore rischia di non accorgersi in tempo del deterioramento della propria situazione aziendale.
Le cause principali della crisi finanziaria individuate sono due: la scelta inadeguata degli strumenti di finanziamento da parte dell'imprenditore e l'elevato sfasamento temporale tra incassi e pagamenti. Entrambe le problematiche sono ritenute superabili attraverso un dialogo efficace con il sistema debitorio dell'impresa, ovvero banche e fornitori. Tuttavia, questi aspetti non esauriscono il quadro completo della crisi, che può avere anche radici economiche strutturali.